1551, Terni decide di comprare le Terre Arnolfe da Papa Giulio III

Terre arnolfe

Il 23 novembre 1551 il municipio ternano decise di avviare una fase di espansione territoriale e di crescita economica. Due decisioni importanti furono prese quel giorno dai Comizi Generali. La prima: acquistare le Terre Arnolfe che papa Giulio III sembrava volesse cedere (nel senso di vendere) alla città di Terni, grazie anche all’opera di “ammorbidimento” che aveva portato avanti Michelangelo Spada, che ricopriva il ruolo di Camerier Segreto del Pontefice, e godeva quindi della stima, della fiducia e dei favori di Giulio III (foto).
Le nominate Terre Arnolfe  erano un certo numero di castelli  tra Terni, Narni e Spoleto, la cui unità amministrativa dall’anno Mille era conservata dal governo ecclesiastico. Si voleva in una qualche maniera perpetuare il ricordo di una precedente autonomia politica, dovuta ad un antico signore di quei luoghi, Arnolfo, da cui l’origine del nome della famiglia Arnolfi. Probabilmente erano conti germanici, soggetti al duca di Spoleto.
Acquistando le Terre Arnolfe Terni ampliava il suo territorio cui avrebbe aggiunto  Cesi, luogo più importante del territorio: costituito oltre che da Cesi, dai castelli di Porcaria, Macerino, Purzano, Colle del Campo, Massanano, Citerna, Fiorenzola, Scoppi, Folignano, Rapicciano, Palazzo, Aretio, Cordigliano, Magliano, Duellario, Baluino, Sterpero, Appollinaro, Appecano, Acqua Palumbo, Valle Bracchia e da altre terre minori.
Si trattava, ormai solo di decidere come reperire i 3200 ducati necessari, che il Municipio di Terni doveva prendere in prestito. Per trattare tutta l’operazione con l’ammministrazione pontificia, si conferì un mandato ampio di procura allo stesso Michelangelo Spada e a Galeno Mazzancolli, i quali si sarebbero impegnati per definire tutti i particolari riguardanti l’acquisto, a partire dai denari necessari, per continuare con le condizioni del pagamento, gli oneri e i patti che da parte dell’amministrazione papale si sarebbero pretesi dal Comune.
La seconda, decisione assunta quel 23 novembre fu un provvedimento riguardante le infrastrutture produttive: si stabilì in sostanza di ampliare e prolungare i due canali del Cervino e del Sersimone, in modo da servire una parte più ampia del territorio comunale.  Prima di tutto, però, andava approfondita una serie di questioni: quali e quanti fondi sarebbero diventati irrigabili, quale contributo chiedere a ciascuno dei proprietari di quei fondi in relazione al miglioramento acquisito con l’irrigabilità, facendo in maniera che il Comune avesse il proprio, giusto tornaconto dalla realizzazione delle opere. Tale compito fu affidato ad una commissione composta da Nobili e Banderari.

Fonte: Lodovico Silvestri, “Collezione di memorie storiche tratte dai

protocolli delle antiche riformanze della città di Terni dal 1387 al 1816″.

Ristampa a cura di Ermanno Ciocca. Terni 1977, Ed. Thyrus.

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