1626: per assumere un ragioniere e un cappellano il Comune di Terni licenzia uno dei servitori del Sindaco

cappellano

Dato che era necessario assumere un impiegato computista per tenere in ordine i conti del Comune, il 4 ottobre 1626 il consiglio cittadino stabilì che, viste le difficoltà di cassa, ciò comportava qualche sacrificio. Si stabilì così di diminuire il numero dei famigli che erano al servizio del Magistrato, il sindaco.

I famigli, ossia coloro che erano al servizio del sindaco, evidentemente erano ben pagati  se bastava che se ne licenziasse uno perché col suo stipendio fosse possibile non solo pagare l’impiegato computista (una specie di ragioniere capo), ma anche il Cappellano Comunale il quale aveva l’obbligo di celebrare messa nella cappella del Palazzo Comunale (che si trovava allora nell’odierno Corso Vecchio) in occasione delle feste di precetto. Lo stesso consiglio cittadino, s’era trovato nella necessità, qualche tempo prima, di sopprimere l’ufficio del cappellano. Anche allora per le difficoltà finanziarie.

Lo stipendio del famiglio allontanato, pagato in parte dalle casse comunali e per il resto dai Priori (se si vuole, gli assessori del tempo) ammontava a 42 scudi. Di questi otto furono destinati all’impiegato computista. Questi fu eletto dal consiglio affinché “Habbia cura di fare l’estratti e li summarii delli conti che all’occorrere dovevan farsi e di quelli  darne una lista a ciascuno delli Revisori di conti acciò se concordino insieme e se venga quanto prima all’espedizione di detti conti, saldi e quietanze”.

Il resto, 34 scudi, sarebbero andati invece al Sacerdote Cappellano che – sia chiaro – aveva  anche diritto al “pranzo alla tavola dei Signori Priori”

Fonte: Lodovico Silvestri, “Antiche riformanze della Città di Terni”, A cura di Ermanno Ciocca- Ed. Thyrus, Terni, 1977