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1693, cannoni fusi per costruire l’urna con le reliquie di San Valentino

san valentino terni

L’8 marzo del 1693 il consiglio cittadino di Terni prese in esame una richiesta dei “Reverendi Padri di San Valentino” i quali “desiderosi di augmentare la divotione di detto Santo Protettore della Città nostra hanno determinato di ritrovare il Corpo di esso Santo, che al presente sta sotto l’altar maggiore della Chiesa del nostro Santo Protettore, per esporlo poi a pubblica vista del medesimo loco, con farci qualche adornamento assai decente”.  Avevano cioè l’intenzione di esporre le reliquie di San Valentino in un’urna che facesse parte dell’altare maggiore.
Il fatto era, però, che non si conosceva con esattezza il punto in cui il corpo del santo si trovasse. Il ritrovamento delle spoglie di San Valentino era avvenuto quasi un secolo prima nella basilica che era a quel tempo diruta. Le reliquie erano state quindi trasferite nella cattedrale mentre si ricostruiva la chiesa. Conclusi i lavori erano state riportate in basilica e collocate di nuovo là dove erano state trovate.
Ma un secolo dopo, dov’era esattamente il sarcofago di pietra? Era necessario effettuare dei sondaggi, e comunque – si disse davanti in consiglio cittadino “si dubita che sia necessario rompere sotto l’altar maggiore in più lochi per ritrovarlo et per riattarli et rimetterli nel ripristino stato”. Insomma servivano cinquanta scudi per pagare questi lavori.
Il Comune mise a disposizione, intanto, 25 scudi per l’avvio dell’operazione, ma decise anche che i lavori sarebbero stati seguiti da propri rappresentanti e che una volta ritrovate le reliquie nessuno le avrebbe toccate senza l’intervento del Priore e del Vescovo.
Il corpo del santo si ritrovò e a quel punto furono trecento gli scudi stanziati dal Comune per esporre in maniera degna della sua importanza le reliquie. Era stata per questo ordinata una statua d’argento dentro la quale sarebbe stato posto il corpo di San Valentino. Per ospitare la statua si decise di realizzare un’urna di bronzo dorato e cristallo. Il tutto per un prezzo che sfiorava i mille scudi. Il bronzo fu ottenuto fondendo pezzi di vecchi cannoni, i marmi per l’altare furono estratti dalla cava di Battiferro.
Alla fine, sembra accadesse anche allora, il costo iniziale di tutti i lavori (abbellimento della chiesa, e costruzione del’una e della statua d’argento) lievitò notevolmente: dai trecento scudi iniziali si era passati a mille, per poi diventare duemila.

Fonte: Elia Rossi Passavanti, “Terni nell’età moderna”,

ristampa anastatica a cura

di Vincenzo Pirro, Lit. Stella Terni 2002