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1764, Terni nella miseria: razionato il pane prodotto dal forno comunale

In evidenza il forno Comunale. In seguito diventò il Teatro Verdi

Nel 1764 si attraversava una crisi delle peggiori a Terni. La miseria era cresciuta in maniera notevole e la città appariva sempre più decadente. La cosa preoccupava non poco l’amministrazione municipale. Nella riunione del consiglio cittadino che si tenne il 17 marzo ci si trovò, per di più, nella necessità di compiere un passo penoso, ma non rinviabile. Si dovette emettere un’ordinanza con cui si stabiliva che non si poteva vendere il pane del forno comunale se non a chi fosse stato in possesso di una scheda rilasciata dal suo parroco. Una scheda con cui si certificasse lo stato di povertà di colui che si presentava al forno comunale, il qual aveva sede nel palazzo che era stato la residenza dei Priori e che successivamente diventò il teatro Comunale.

La scheda doveva anche certificare il numero dei familiari che ognuno col pane comprato doveva sfamare. Non mancava il controllo: nel forno dovevano essere presenti – dettò il Comune di Terni- due “deputati” con il compito di annotare sulla scheda fornita dal parroco la quantità del pane acquistato. Il pane comune doveva essere venduto al prezzo di un bajocco per una forma di sette once, mentre il pane di pasta molle in forme più piccole di quattro once e al prezzo proporzionato al costo del grano.

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