1787, il Comune di Terni adotta provvedimenti contro l’inquinamento dell’aria

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Terni, Il convento di San Martino

Certamente diversa da quella di oggi, ma anche nel XVIII secolo Terni aveva la sua questione ambientale. Non si parlava di ciminiere, di inceneritori, di traffico e men che meno, all’epoca, dei camini. Allora a creare problemi erano le vasche in cui si mettevano al macero le canape.

Per cui, il 28 giugno 1787, il Patrio Ciomizio, il consigliocomunaledel tempo, adottò un provvedimento rigido. Non prima di aver comunque consultato i medici che operavano in città e della Commissione Sanitaria. Si deliberò, quindi, che i maceratoi delle canapi dovessero trovarsi almeno ad un miglio, in linea d’aria, dall’abitato. Alla stessa distanza dovevano allontanarsi dal convento dei padri Cappuccini di San Martino.

Si istitutì una commissione di vigilanza che facesse osservare la regola, composta da due cittadini e da due ecclesiastici cui fu assegnato lo specifico incarico di controllare la campagna inotrno alla città. Lo scopo era quelo di ritrovare maceratoi che fossero entro il perimetro di un miglio. In tal caso avevano la facoltà di ordinarne l’ostruzione e di multare e punire chi volesse resistere all’impiosizione.

Ovviamente la Commissione, per operare, aveva bisogno dell’ “imprimatur” del Vescovo e del Governatgore che si pregavano affinché dessero “forza esecutiva a cotesta interessante legge, motivata dalla queite cittadina, non meno che dalla pubblica igiene”.

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