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1906: “Guerra” nella sinistra ternana per le commesse alla “Terni”

Terni, acciaierie: il laminatoio corazze

Qualcosa non andava per il verso giusto in seno alla sinistra ternana;: “E’ un fatto indiscusso ed indiscutibile – sebbene doloroso – che a Terni poco o nulla si fece”, riferiva L’Avanti in un articolo datato 12 novembre 1906, “mentre molto ci sarebbe da lavorare, e il nessun lavoro fu dovuto per lo più alle molteplici beghe che ne avvelenano l’ambiente e ogni serenità”. Era, giova ripeterlo, la situazione esistente nella sinistra ternana nel 1906, più di un secolo fa. Anche se potrebbe sembrare che si parli di oggi.

Il riferimento era a quanto accadeva alla Sezione socialista, che aveva in programma l’assemblea generale già convocata per “giovedì prossimo, 15 novembre con proposta – desiderata dalla grande maggioranza dei compagni – di scioglimento della sezione stessa – riferiva L’Avanti! – e immediata ricostituzione con criteri  per i quali e coi quali si possa lavorare proficuamente”.

Le divisioni erano nate su una questione spinosa che riguardava le acciaierie e la “Terni”. Divisioni così nette che il Partito Socialista aveva inviato due componenti del Comitato Centrale “ compagni Lerda e Paoloni per assumere direttamente le informazioni atte a formarsi un’esatta idea di come passarono le cose della sezione nella faccenda della Terni”.

L’incrociatore San Giorgio

La “Terni” era in quel momento al centro della bufera politica. Era accaduto che lo Stato aveva bandito una gara internazionale per la fornitura di corazze da utilizzare per la costruzione di navi da guerra, in particolare per  la corazzata San Giorgio destinata ad assumere il ruolo di nave ammiraglia della marina militare italiana. La fornitura era stata assegnata ad una ditta statunitense, la Midvale, ed equivaleva a lavori per cinque milioni di lire del tempo. Una cifra consistente che la “Terni” vedeva sfuggire, anche se la sua nascita era stata vista molto di buon occhio dal Governo proprio per far fronte alla necessità di corazze efficienti per le navi militari italiane.

A livello centrale il Partito Socialista era nella sostanza, contrario ad iniziative che andassero a tutelare interessi “poco chiari” di un’industria privata quale era la “Terni” ed accusava la direzione di strumentalizzare il malcontento degli operai per il proprio tornaconto, vale a dire per forzare la mano al Governo.

La frattura tra la posizione ideologica del Psi e le esigenze manifestate in loco dai lavoratori, a quel punto, era seria e si riverberò in modo altisonante in seno alla rappresentanza politica e sindacale degli operai e gli stessi operai, che intravedevano, nell’assegnazione della commessa alla Midvale, minacce per il loro posto di lavoro. Il Psi ternano si trovò a fare da cuscinetto tra le due posizioni, con effetti devastanti

Ci furono manifestazioni, scioperi, con l’amministrazione comunale che, per fare gli interessi della Terni, dell’economia cittadina e di riflesso degli operai prese posizione netta, tantio che una delegazione proprio il 12 novembre si recò a colloquio col presidente del consiglio Giovanni Giolitti. Il sindaco Faustini accompagnato dagli assessori Salvatori, Fusacchia e Giammari e dal consigliere Menicocci chiese al presidente del consiglio un intervento in favore della “Terni” argomentando che a conti fatti nell’acquistare le corazze negli Usa anziché rivolgersi ad un’impresa italiana come la “Terni”, il risparmio per l’erario sarebbe stato al massimo di mezzo milione di lire.

Ma ormai la commessa era stata assegnata, replicò Giolitti, e non si poteva tornare indietro.