1914: a Terni duemila soldati per paura di 46 “centurinare” in sciopero

le donne operaie al lavoro jutificio terni

Il 1 marzo 1914 il Corriere della Sera pubblicò un breve articolo, in cui s’informava che “da circa due settimane al (sic) jutificio Centurini le operaie del reparto scaricatrici si posero in isciopero, provocando la chiusura dello stabilimento e la conseguente forzata disoccupazione di circa 1250 operai di ambo i sessi”. “Le trattative per un componimento – continua Il Corriere – non sono approdate a questa mattina ha avuto luogo una riunione alla Camera del lavoro, nella quale è stata decisa la lotta ad oltranza; tale deliberazione dovrà ottenere – si spiega nell’articolo – la sanzione di una assemblea generale cui interverrà in massa tutta la clase operaia di Terni. Probabilmente prevarrà il proposito di proclamare lo sciopero generale perr 24 ore in segno di protesta”.

Il tono è facilmente comprensibile: queste operaie con la loro protesta hanno provocato il blocco di tutto lo stabilmento e quindi hanno portato danno a 1250 loro colleghi. Allo sciopero di 46 ragazzette perché tutte gionanissime errano le scaricatrici, la Centurini rispose con una serrata, e la looro priotesta preoccupò così tanto che, temendo uno sciopero generale, arrivarono da Roma duemila uomini tra soldati, carabinieri e guardie di PS che strinsero Terni in uno stato d’assedio.

Non si faceva cenno al motivo della protesta che aveva presdo avvio il 19 febbraio, ossia al fatto che le 46 donne del reparto scaricatrici avevano trovato la busta paga ritoccata verso il basso. E non è che godessero di stipendi da nababbo: 90 centesimi al giorno, dieci ore di lavoro, era la loro paga. 3 euro e sessanta centesimi di oggi.

In effetti l’incontro richiesto dalla Camera del lavoro di Terni alla direzione della Centurini era finito con un niente di fatto essendosi dichiarata l’azienda irremovibile. Un comizio, convocato per quella stessa sera del Primo Marzo fu vietato per questioni di ordine pubblico, ma si tenne, però, il giorno successivo al Politeama.

Solo dopo lunghe trattative arrivò a concedere un aumento di dieci centesimi al giorno, ma a partire dal mese di ottobre.

La situazione tornò alla normalità solo a metà marzo.