1930, Giro ciclistico dell’Umbria, si assegna il titolo italiano “iuniori”

Morelli, giro ciclistico dell'Umbria 1930
Ambrogio Morelli, vincitore del titolo juniores (Foto da Ilsitodelciclismo)

Probabilmente si pensò che fosse meglio non rischiare, e così il Giro Ciclistico dell’Umbria che si disputò il 20 ottobe 1930, fu indicato come gara valida per il campionato italiano degli indipendenti e degli “iuniori”, tante volte juniores fosse una parola straniera e non latina. E così il titolo degli “iuniori” fu vinto da Ambrogio Morelli, di Legnano il quale di classificò al secondo posto, preceduto da Ettore Meini, di Firenze che però era un “indipendente”.

Il Giro ciclisto ell’Umbria del 1930, considerato che al via si schieravano concorreti giovanissimi, si disputò su un percorso di “appena” 259 chilometri con due salite impegnativo come quelle del Passo dela Somma e il Passo del Peglia. Ne venne fuori una gara modesta, priva di colpi di scena, finita con una v olata generale del gruppo compatto.

Anche se qualche scaramuccia non mancò. La prima si registrò a Foligno, dove era fissato un traguardo a premio che fu appannaggio di Zucchini. Fin lì i 31 concorrenti, partiti alle 7 e 38 da Perugia, erano restati calmi. La prima fuga si registrò tra Foligno e Spoleto, su un tratto di strada inghiaiata. Scapparono in tre: lo stesso Zucchini, Chesi e Simoni il quale a Spoleto si aggiudicò il premio di cento lire del traguardo volante. Subito dopo la volata, i tre furono ripresi. Sulla salita della Somma fu Albino Binda ad allungare il passo e ad andare in fuga insieme a Gestri e Bertoni. Furono ripresi in discesa ancor prima di arrivare a Terni. dove il gruppo arrivò compatto per disputarsi il premio che sul traguardo volante era per il primo e il secondo (se lo aggiudicarono Meini e Argenti). Dopo di che ci fu un periodo di calma, con la distanza tra Terni e Narni, percorsa ad andatura di crociera, anche perché in quel tratto era previsto il rifornimento.

Sulla salita verso Amelia tentò di andarsene Caimmi, me ben presto dovette rinunciare a causa dei crampi. Fu in quel momentò che si scatenò Eugenio Gestri. Il corridore di Prato, cominciò ad allungare, uno scatto dopo l’altro, ma il vantaggio non superò mai le poche decine di metri. Braccato dal gruppo, Gestri cadde e fu riassorbito, ma ci riprovò sulla salita del Monte Peglia, che i corridori raggiunsero dopo aver traversato Lugnano, Baschi e Orvieto. Lungo i 18 chilometri di tornanti Gestri attaccò più volte, ma senza successo. In cima transitò un gruppetto più che numeroso regolato allo sprint da Ferrando che d’aggiudico il gran premio della montagna. Gruppo tranquillo fino a Masrciano dove Camusso provò inutilmente ad avvantaggiarsi, insieme a Zucchini e Canavesi. Ormai il traguardo di Perugia era vicino. Gestri stette buono buono in seno al gruppo, fino ai 250 metri dallo striscione, quando lanciò lo sprint. Il gruppo, compatto, ondeggiò paurosamente verdo il bordo della strada e da quel coacervo di ruote spuntarono improvvisamente quelle della bici di Meini che vinse davanti a Morelli, Bertoni, Liguori, Gestri.

Il titolo degli indipendenti andò al varesino Ferrando.

Gestri, ritenutosi danneggiato in volata da Meini, presentò reclamo alla giuria: accuasva il vincitore di averlo trattenuto per una spalla, mentre Meini sosteneva di essere stato lui il danneggiato nello sprint. Il reclamo fu così respinto.

Questo l’ordine di arrivo:

  1. Meini, 259 chilometri in 8 ore e 57 minuti alla media di Km. 24,551; 2) Morelli; 3) Bertoni; 4) Liguori; 5) Gestri.