1958, due bambini vedono la Madonna a Maratta: e arrivano fedeli da tutta Italia

miracolo maratta

Nella foto in alto: Fedeli attorno al piccolo Gino

«Terni? Ce so’ venuto nel ’58. Dicevano che sarebbe arrivata la Madonna». Chi parla ha più di ottant’anni. Abita in un paese della provincia di Viterbo. Ricorda un fatto che impegnò le cronache dei più importanti quotidiani: il miracolo di Maratta. Più di diecimila persone arrivarono non solo da Viterbo e da Terni, ma da Perugia, Grosseto, Rieti, Latina, Roma e Firenze. In automobile ed in pullman a Maratta che, allora, non era un’area industriale fitta di capannoni, ma una delle zone più fertili della conca ternana: campi rigogliosi uno dietro l’altro. Tutti ad aspettare un miracolo che non ci fu.

Erano i primi di luglio del 1958, appunto. Per tutto il mese di giugno gli acquazzoni si erano susseguiti. A Maratta Alta, attorno ad un casale di contadini chiamato “Latteria”, c’era un mare di fango. Gino, 11 anni, scolaro della seconda elementare e figlio dei contadini che conducevano a mezzadria quel casale “vedeva la Madonna”. Non solo lui, ma anche sua cugina Paola, 9 anni. La prima apparizione _ raccontarono i due ragazzini_ era avvenuta il 21 giugno, un sabato sera, alle 9: «Eravamo andati a prendere l’acqua al pozzo, tornavamo verso casa quando ci investì una luce intensa che proveniva da un albero, isolato in mezzo alle stoppie. Nel cono di luce, una figura femminile, soave, avvolta in un candido velo e recante sul petto _ raccontano le cronache dell’epoca _ una sottile fascia azzurra».  Ricostruzione dei giornalisti, ovviamente. I due bambini non si sarebbero mai espressi in termini così forbiti. «Ha detto _ aggiunsero _  che sarà di nuovo lì il 3 luglio e farà un miracolo».

Fotogramma tratto da “La Dolce Vita” di Federico Fellini

La voce si sparse e la sera del 3 luglio erano in migliaia ad aspettare la Madonna in quel mare di fango. C’erano anche disperati che speravano nella guarigione miracolosa. I due bambini si inginocchiarono davanti all’albero. L’attesa durò un paio d’ore. Poi annunciarono: «Il miracolo è rinviato alla sera del 10». Ed  il fenomeno dell’affollamento ebbe la sua replica. Erano di meno, però, coloro che erano accorsi: due- tremila. Ancora una volta attesa delusa. Poi il giorno dopo i due bambini confessarono: si erano inventato tutto quanto. L’unico “miracolo” fu per gli ambulanti che vendevano nocchie, bibite e porchetta.

Poi venne fuori che al proprietario del casale non sarebbe dispiaciuto costruire lì un bel santuario, e quell’apparizione faceva comodo: così raccontava l’inviato de “L’Unità” Gianni Rodari, quello di “Per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole un  albero, per fare l’albero ci vuole un fiore”.

L’eco della notizia fu tale che Federico Fellini la riprese inserendola in “La dolce vita”, con qualche lieve variazione, ovviamente, per adattarla alla trama del film. Racconta Fellini, na “La dolce vita” di un espisodio che ha scatenato il fanatismo religioso dei romani, sviluppatosi intorno a due bambini che dicono di aver visto la Vergine Maria in un prato fuori città. Marcello – il protagonista interpretato da Marcello Mastroianni – accorre, essendo un cronista, per scrivere un articolo, ma la sua attenzione è distolta dalla fidanzata Emma, che è risentita con lui perché si sente ormai messa in disparte. Alla sera inizia a diluviare ed inizia una calca in cui la folla si contende almeno un pezzo di legno dell’albero vicino al quale è apparsa la Madonna. Tra la folla impazzita c’è anche Emma, che riesce a prendere un ramo, sperando in un aiuto divino che faccia in modo che Marcello le dimostri più attenzione, e finalmente la sposi.