1909, Cascata delle Marmore: stop del Governo allo sfruttamento selvaggio

Cascata
Visitatori alla Cascata delle Marmore

Fu il Governo italiano a porsi il problema: la cascata delle Marmore andava in qualche modo tutelata e strappata allo sfruttamento senza limiti da parte delle industrie per l’energia che la caduta delle acque poteva fornire. Era il settembre del 1909, quando il Governo – appunto – nominò una commissione che prendesse in esame la situazione. Perché si moltiplicavano le richieste di concessione per l’uso delle acque che il Velino rovesciava (e rovescia) nel fiume Nera in un salto di quasi duecento metri. Già erano impegnati nella produzione di energia trenta dei 53 metri cubi di acqua al secondo, la portata del tempo, senza che nessuno si fosse posto il problema della tutela di un bene del tutto singolare.

La commissione, composta di artisti, industriali, idraulici con a capo il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici per i servizi idraulici, comm. Maganzini, stabilì subito che in tempi di magra la cascata offriva uno spettacolo “misero e incompleto”. Ciò era causato – secondo gli esperti – non soltanto dalla captazione delle acque ma soprattutto dal fatto che per troppo tempo la cascata era stata “abbandonata a sé stessa, senza cure conservative” e dal fatto che il canale Pio VI che convogliava direttamente le acque nel Velino nel Nera toglieva alimento alla Cascata.

Era giustifcata quindi, la richiesta che numerosi artisti avevano inoltrato al Governo perché tutelasse “non solo l’esistenza, ma anche la magnificenza della Cascata delle Marmore”. Il fatto era, stabilì la commissione, che le concessioni di sfruttamento erano basate su una valutazione errata: la portata del Velino era stata calcolata, in tempi di magra, di 50 metri cubi, mentre invece non era che di trenta. Vale a dire che, dopo la captazione, di acqua al salto delle Marmore ne arrivava ben poca.

E allora? Come rimediare? Andava limitato lo sfruttamento, punto e basta. Cosicché il Ministero e gli interessati alla captazione trovarono un accordo. L’acqua non poteva essere prelevata di domenica dall’alba al tramonto; nel casi di magra i concessionari avrebbero restituito l’acqua sufficiente perché la Cascata si presentasse almeno dignitosamente agli occhi dei turisti; le nuove concessioni sarebbero state assicurate solo attraversi un unico canale, posto sotto la sorveglianza continua di un ufficiale idraulico- Il Governo, per parte sua, si impegnava ad effettuare lavori per realizzare le nuove opere idrauliche necessarie, per una spesa di alcuni milioni di lire, lavori che sarebbero stati diretti dal Genio Civile di Perugia.

Le foto sono tratte da : “L’archivio del Genio Civile di Terni”, edito a cura della Soprintendenza archivistica dell’Umbria e della Regione Umbria