“Darwin sbaglia, è la scimmia che discende dall’uomo”

Darwin? Non ci aveva capito niente. Ma quale teoria dell’evoluzione. Ma quale uomo che discende dalla scimmia! E’ il contrario, semmai. E così contro la teoria evoluzionistica di Darwin ce n’era una uguale e contraria.O almeno questo affermavano certi pensatori che la condividevano, uno dei quali, forse il più importante in Italia, era un ternano. Enrico Marconi, si chiamava.

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Le case di via Nobili distrutte dalle bombe

Era medico, ed abitava in quella che oggi è via Luigi Nobili, dalle parti di piazza San Francesco. Sulla sua casa, anzi, nel 1934 ci avevano messo pure una bella lapide celebrativa. Lui era morto quale che anno prima, il 28 febbraio 1926, a 65 anni, essendo nato nel 1861. “Cultore ed apostolo in scienze mediche – era definito sulla lapide – travolse da solo con il suo pensiero le imperanti, avvilenti, a noi straniere concezioni della vita e le sollevò in alto dove è spirito, ordine, luce chiedendo egli uomini il sacro dovere delle altezze originarie ed onorando la patria che oggi rinata si gloria di onorare la memoria di lui qui, nella casa dove visse meditando e nobilmente operando”.

Per spiegarsi – ma molto all’ingrosso – la teoria di cui Enrico Marconi fu paladino (e che ebbe in Europa il suo massimo teorico nel pensatore tedesco Ernst Haeckel) in  pratica sosteneva che sì, c’era un processo di evoluzione della specie umana nel rincorrersi delle generazioni, ma si trattava di un’evoluzione negativa, per cui gli individui migliori sono quelli meno evoluti, i più “vecchi”, in senso darwiniano: un po’ come dire che è la scimmia a discendere dall’uomo, perché anello più avanzato di un’evoluzione che vede il genere umano sempre più abbrutito (e imbruttito). Le prove? I sostenitori di queste teorie si appellavano a foto di uomini e donne per dimostrare che col passare delle generazioni gli umani diventavano sempre più pelosi man mano che l’evoluzione procedeva. Da qui la teoria che le razze senza peli erano le più vicine al momento della creazione e quindi le migliori. Senza tanti peli e con quelli che c’erano di colore chiaro, magari biondi. Perché poi era lì che si andava a parare: all’idea della superiorità della razza ariana.

La teoria trovò adepti e sostenitori anche in Italia che – pure – non sembrava un popolo di biondi non pelosi. Né si sa se Enrico Marconi lo fosse. Fattostà che comunque si meritò quella lapide.  La quale non riuscì, però, a proteggere né Terni né la “patria rinata” quando arrivarono dal cielo le bombe e tra di esse quella che, centrando la casa-pensatoio di Marconi, ridusse quella lapide in mille pezzettini.

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