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Eccidio di Terni, il Governo minimizza

3 luglio 1920

L’eccidio di Terni In parlamento. Cinque giorni dopo i fatti avvenuti a Terni il 28 giugno 1920 in piazza Vittorio Emanuele II, “la” piazza di Terni, oggi piazza della Repubblica (leggi in Umbriasud⇒). Cinque morti, almeno una ventina di feriti tra i cittadini. A sparare furono le forze dell’ordine, i carabinieri.

Il sottosegretario al ministero degli interni del quinto governo Giolitti, Camillo Corradini, rispose ad un’interrogazione presentata da Gino Meschiari, il quale chiedeva quali provvedimenti il governo intendesse prendere nei confronti dei responsabili dell’eccidio.

Eccidio di Terni del 1920
La sede del circolo dell’Unione in piazza Vittorio Emanuele

Fu una seduta vivace. Il sottosegretario riferì la versione ufficiale. Tutto ebbe origine nei “fatti di Ancona” dove il governo aveva domato, il 26 giugno, una sommossa popolare ricorrendo alle cannonate. Da lì – il periodo è quello del “biennio rosso” – le sommosse si moltiplicarono in varie altre città. A Terni, il 28 giugno a sera, una domenica, c’era una manifestazione operaia, con un comizio in piazza Vittorio Emanuele. Tutto sembrava dovesse concludersi senza particolari problemi – spiegò in sintesi l’on. Corradini – poi però una vera e propria massa di facinorosi s’era diretta verso la sede dell’Unione, il circolo cittadino di nobili e borghesi, le cui finestre s’affacciavano sulla piazza. Lì – aggiungeva Corradini – accorsero anche i carabinieri che furono aggrediti: uno ebbe una randellata sul fucile, un altro fu ferito da una scheggia (di che, non si è mai saputo) un commissario si trovò una rivoltella puntata in faccia. I carabinieri perciò s’erano intimoriti ed avevano sparato soprattutto per difendersi. Una difesa che provocò alcuni morti e numerosi feriti tra la gente che partecipava alla manifestazione. Pietro Farini, che aveva a sua volta presentato una interrogazione sui fatti, e che era incaricato del comizio, riferì che tutto cominciò perché dalle finestre del circolo furono sparati alcuni colpi di rivoltella contro i manifestanti. Meschiari ricordò che a Terni “mai le lotte politiche degenerarono in tumulti sanguinosi” della qualcosa andava tenuto conto.

Una seduta vivace, agitata, con scambi di accuse e chiusa con una disarmante affermazione di Corradini il quale annunciò che  “Ad ogni modo il governo rimette interamente all’autorità giudiziaria il compito di indagare e punire i colpevoli”.

E tanti saluti.

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