Il fosso di Stroncone e il destino tragico di un soldato italiano

TERNI MIA

di LORENZO MANNI

Il fosso di Stroncone-San Valentino nasce ai Prati di Stroncone, ma non ha una sorgente: nel suo percorso, raccoglie le acque meteoriche della montagna e dei campi che attraversa. L’acqua pubblica inizia dalla Madonna del Tresto, in zona Crocemicciola di Stroncone, e scorre sul percorso francescano fino alla confluenza nella Nera. In zona San Rocco, confluiscono nel fosso tutte le formette di derivazione del canale Cervino e del canale San Rocco (derivato a sua volta dal canale Cervino).

A volte, nelle stagioni delle piogge, assume caratteri torrenziali e fino agli anni ’60 era soggetto ad esondazioni. Successivamente opere di bonifica e di contenimento hanno evitato gli allagamenti delle zone confinanti, per lo più campi.

Il fosso di Stroncone a San Valentino negli anni ’70

Il 13 giugno 1944, giorno della Liberazione di Terni, erano rimasti pochi guastatori tedeschi nella zona traversata dalla Salaria oltreché dal fosso. Un presidio che aveva il compito di coprire la ritirata e frenare l’avanzata delle truppe alleate della ottava armata inglese, comandata dal generale Alexander, che provenivano – appunto – dalla Salaria. Verso le 9,30 fecero saltare, a San Valentino, il ponte sul fosso di Stroncone, una struttura di cemento armato costruita nel 1931. Fu utilizzata una carica potente tanto che nelle case vicine, ma anche in alcune distanti duecento metri, crollarono i soffitti .

Ciò che resta della torre di avvistamento a Macchia di Bussone

C’è stato anche un morto in quella occasione: si trattava di un soldato italiano. Un tragico destino il suo. Alla sommità della Salaria alla Macchia di Bussone si può osservare tutta la Conca Ternana da sud, per questo c’era (ancora esiste la struttura) una postazione antiaerea presidiata da tre soldati italiani. Per evitare di essere irreggimentati dai tedeschi in ritirata, i tre militari si erano rifugiati presso la casa colonica di contadini della famiglia Chiaranti che li ospitò con i rischi immaginabili dati i tempi. Uno di essi, Simoncini o Simoncelli, (la fonte non ricordava il nome preciso), originario dell’Alta Italia per il suo accento, quella mattina si era recato al Borgo Garibaldi (San Valentino) per acquisti. Alla vista dei guastatori tedeschi si nascose nel fosso. Colpito dai detriti dell’esplosione, restò ucciso.

Degli altri due militari, uno di Roma, partì per ritornare a casa, ma probabilmente fu preso dai tedeschi e di lui non si seppe più nulla. Il terzo invece rimase a lungo ospite dei contadini poi ritornò a casa in Sardegna. Mantenne comunque l’amicizia con la famiglia che l’ospitò. Ritornando alla demolizione del ponte, altre fonti testimoniarono che: “non era ancora svanito l’odore acre dell’esplosione che gli alleati (inglesi ed indiani) con mezzi grandi mai visti, ruspe e camion ripristinarono il passaggio che permisero alle truppe di transitare dalla parte sud per Terni.

Noi ragazzi, che portavamo i pantaloncini corti, guardavamo di nascosto il passaggio degli indiani perché temevamo, così si diceva, che ci avrebbero rapito“. La descrizione dei “potenti mezzi” mi è stata data anche da un altro testimone del fatto, il quale aggiunse un particolare. Raccontò che i genieri alleati presero i fusti di benzina vuoti, gli tolsero il fondo e li misero sull’alveo del fosso per poi aggiungere terra lateralmente e sopra realizzando un passaggio e contemporaneamente permettendo all’acqua di defluire.

Successivamente il ponte fu ricostruito con una inclinazione leggermente differente rispetto a quella originale, questo si riconosce ancora guardando dal ponte stesso le opere di fondazioni precedenti. Il parapetto di protezione fu realizzato con colonnine in calcestruzzo verticali e correnti orizzontali in tondino. Alla fine degli anni ’60 fu sostituito dalle strutture tubolari oggi esistenti.

Negli anni appena successivi alla guerra, il fosso era utilizzato per il recupero della breccia lungo il suo alveo. Breccia che veniva utilizzata negli anni ’50 per il calcestruzzo di opere non portanti come muretti oppure come ciottolato di strade secondarie.