Le monache ternane chiedono più soldi al Comune

18 novembre 1570 – Erano proprio brutti tempi, quelli, per le monache di Terni, ospitate nei tre monasteri di San Procolo, della Santssima Annunziata e di Santa Monaca i quali vivevano soprattutto di elemosine. Al fatto che non sempre alle porte cui bussavano trovavano gente disposta a laute donazioni, si aggiunse la faccenda che il Papa, Pio V, ordinò la clausura. Niente uscite, niente elemosine. Le religiose dovevano tirare avanti solo grazie al sussidio del Municipio che sovente consegnava loro grano, sale, cera, soldi e quant’altro di cui avessero necessità.

Ma è chiaro che le donazione municipali non erano sufficienti se non “corroborate” dai proventi della mendicità. La situazione era sempre più difficile e così sempre più pressanti erano le richieste rivolte al Comune. Cossicché, alla fine, il Magistrato ed il consiglio di Terni decisero per un incremento delle donazioni.

 

Fonte: Lodovico Silvestri, “Collezione

di memorie storiche tratte dai

protocolli delle antiche riformanze

della città di Terni dal 1387 al 1816″.

Ristampa a cura di Ermanno Ciocca.

Terni 1977, Ed. Thyrus.

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