Crea sito

Mompeo, il paese dei Naro, e la rivalità con Salisano

Mompeo, giugno 2017

“Quel paese là? Quello è Salisano, un bel paesetto ma questo qui, il nostro, è più bello”. “Questo qui” è Monpeo. Ma che nome è, Monpeo! “Sembra che all’origine fosse Monte di Pompeo”, dice una delle signore che stanno all’ombra, sedute su un muretto della rampa che conduce alla piazza.

Monpeo, Provincia di Rieti, 556 abitanti, altitudine 457 metri. E’ piena Sabina insomma. E Salisano? Salisano è sul cucuzzolo di una collina, dirimpetto a quella su cui sorge Mompeo. In mezzo un canalone. Perché Mompeo è più bello di Salisano?

Mompeo
Mompeo

“Ma perché ci siamo nate noi – risponde sorridendo una ragazza – Ora ci veniamo solo d’estate o nei fine settimana, perché da qui parecchi si sono trasferiti a Roma, ma c’è una antica rivalità tra Monpeo e Salisano”. “Eh sì – conferma la signora – Salisano, sembra, fosse un centro che era dalla parte di Cesare, mentre qui erano con Pompeo. Anche il nome, Salisano, dovrebbe avvicinarsi a Cesare, anche se non so come”. “Ha siì! –esclama l’unico maschio del gruppo – io pensavo che si chiamasse così perché se salì fin lassù poi ti senti ti senti sano”. Lo sguardo quasi di pietà delle donne gli fanno capire in un attimo che l’ha sparata grossa, ma la sua non voleva essere una battuta. Era proprio convinto.

E’ domenica, la prima domenica di giugno. Il sole riscalda, all’ombra si sta bene. Fatti pochi passi lungo la rampa si arriva sulla piazza. Una piazza grande  delimitata da due alti muri bianchi che la fanno apparire disadorna: sono i muri del castello baronale e della chiesa dedicata alla Natività di Maria Santissima. Nella striscia d’ombra, vicino al muro, una fila di tavolini: il baretto ricavato in una stanza laterale del palazzo baronale, serve gli aperitivi. Usciti dalla messa, in diversi s’intrattengono lì.

Dalla piazza, in direzione ovest, si diparte una via che sembra essere la principale del centro storico. Conduce fino alla porta d’ingresso al centro storico del paese. Una porta magnificente, di travertino che dà, a sua volta,  su una piazzetta in discesa. Da una parte la lapide ai caduti, dall’altra case non più abitate ed una grossa, vecchia, bella vite dalle grandi foglie verdi.

Dappertutto colonne sormontate da una grossa palla di pietra. Le vollero i Naro, la famiglia che entrò in possesso dell’abitato quando gli Orsini, che avevano costruito il castello  e la chiesa, se ne disfecero.

Mompeo lo stemma di Naro signori del paese nel XVII secolo
Lo stemma dei Naro: tre mezze lune

Bernardino Naro, personaggio influente e di primo piano nel XVII secolo, appartenente ad una nobile famiglia romana, imparentato con un paio di papi, volle abbellirlo, il paese. Fu lui a volere una vero e proprio rifacimento urbanistico con la individuazione della via principale del centro storico, la disseminazione di palle e colonne, interventi di abbellimento sia al palazzo baronale che all’interno della chiesa. E c’è, ancor oggi, dappertutto il simbolo della famiglia: uno scudo che campeggia sulla porta di travertino mostra quelle che a prima vista sembrerebbero tre palle (aridalli) , messe in verticale, una serie di cerchi. “No, non sono cerhi – spiega la signora controllando con la coda dell’occhio che l’uomo del gruppo non dica altre baggianate – sono delle mezze lune, e quello è lo stemma dei Nari”.

Tanto per la cronaca: la storia di Cesare e Pompeo come radice della rivalità tra Salisano e Monpeo, fa parte della tradizione popolare, ma non ha riscontri storici, se non il fatto che alcuni ritrovamenti archeologici dimostrerebbero che vicino Mompeo sorgesse la villa di Gneo Pompeo.

®Riproduzione riservata