Ottobre 1953, la “lista” della “Terni”

TERNI MIA

mANNI

di LORENZO MANNI

L’aspettavano, quella sera, l’autobus. Un bambino e la mamma andarono ad aspettare la “corsa operaia” che riportava il papà dalle acciaierie. Era abbastanza umido quella sera di ottobre del 1953, intorno alle 22,30, e nonostante i pantaloncini corti sotto il cappottino, quel bambino, non sembrava soffrire il freddo sulle gambe, abituate ad essere scoperte anche nei mesi invernali.

L’autobus si fermava li, al ponte sul fosso di Stroncone, vicino ad una specie di monumento che indicava la via Salaria, la strada per Roma. Sopra quella specie di monumento c’era una grossa sfera di marmo che nella simbologia del passato ventennio voleva significare il mondo. Più tardi quella palla finì nel fosso; forse fu un
atto di vandalismo comune, forse un fatto politico… non si è mai saputo il motivo.
Quella palla poi venne sostituita da un’edicola raffigurante Maria con la scritta “Salus in periculis“ come attualmente si può vedere.

Aspettavano l’autobus, ma non erano soli quella sera. V’erano altre donne ed altri due o tre bambini. Questi ultimi, dopo un momento di titubanza perché non si conoscevano (alcuni erano andati ad abitare nella zona da poco tempo) si radunarono in una piazzola illuminata nelle vicinanze del ponte, per giocare.

Seguitarono a giocare finché la loro attenzione fu presa dal suono del clacson dell’autobus in prossimità dello stradone che porta alla Basilica. Il bambino pregustava con gioia la sorpresa che avrebbe avuto il padre nel vederlo aspettare all’arrivo. Già sentiva il suo abbraccio che gli dava sicurezza dell’amore nei suoi confronti. Stava arrivando l’autobus, vedeva i suoi fari avvicinarsi sempre di più e si strinse a sua madre; quando si fermò il primo a scendere fu un signore in divisa che indossava un berretto ed aveva una borsa a
tracolla. Insieme a lui venne fuori l’odore acre del fumo di sigarette; notava sempre l’odore di sigarette, forse perché in casa sua nessuno fumava.

La lista. Non capiva cosa fosse e quali conseguenze rappresentasse quella lista, ma – seppure non completamente – intuiva che la lista alludeva a qualcosa di male, che non era bene esplicitarne il significato. il papà non rispose subito.

Quel signore col berretto salì e l’autobus ripartì per portare gli operai fino al capolinea di Stroncone. Percepì nel viso di alcune donne segni di sconforto nel camminare a fianco dei mariti e pensò che fosse proprio per colpa della lista.

Anche loro presero verso casa, tenendo per mano il bambino nel mezzo.
Dopo una decina di metri il padre rispose: “No “. La madre restò in silenzio, mentre sul volto giovane e teso scendevano due lacrime.

(La lista era l’elenco dei nomi di duemila licenziati dalla “Terni”. L’anno prima erano stati licenziati 700 lavoratori ai quali si aggiunsero 300 volontari).

2 Risposte a “Ottobre 1953, la “lista” della “Terni””

  1. I duemila…Ne appresi subito il significato, lo appresi dalle lacrime disperate di tante madri, dagli occhi tristi di tanti miei coetanei ed imparai in un attimo che cosa è il senso di angoscia che soffoca ogni altro sentimento, compresa la voglia di vivere. Eppure mio padre non lavorava alle Acciaierie, ma ci lavoravano tanti padri di famiglia del quartiere Italia dove anche noi eravamo andati ad abitare, dopo tante peregrinazioni. I duemila! Erano tantissimi duemila! I duemila licenziati dalla fabbrica che si identificava con la città, gli operai e gli impiegati che con la fabbrica erano vissuti in simbiosi, che con orgoglio dicevano “Io lavoro alle Acciaierie!” e che ora si sentivano rifiutati, ingiustamente, quasi puniti per qualcosa di cui erano ben consapevoli non avevano alcuna colpa. Una umiliazione venire a sapere, con fredde parole dattiloscritte, di essere diventati superflui, inutili, che lor signori non potevano più tenerli in quella fabbrica alle esigenze della quale avevano conformato tutta la loro esistenza, scandendo ogni ora di ogni giorno sui ritmi che la fabbrica richiedeva…Umiliazione, dolore, sofferenza, ma anche tanta rabbia, che si traduceva nelle imprecazioni di uomini privati di ciò che consente ad un uomo di realizzare la propria dignità, nelle lacrime sconsolate di tante madri. Io ero piccola, ma capivo bene ed imparavo che cosa può essere l’ingiustizia, la disperazione che può provocare…

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