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Terni, una città invasa dai preti

 

Chissà che avranno pensato i visitatori che, nel Seicento, capitavano a Terni? La città non era grandissima e contava meno di cinquemila abitanti. Non era questa la sorpresa, ma – casomai – il fatto che per ogni venti persone che essi incontravano lungo le strade del centro una era un prete o una monaca. Il 4,9 per cento di quei cinquemila abitanti apparteneva infatti alla schiera dei religiosi. D’altra parte, Terni, era una città pontificia, il libero Comune era solo un ricordo abbastanza lontano e sbiadito. Tanto per continuare coi numeri e con la statistica è possibile aggiungere che di quei cinquemila abitanti i maschi erano il 48,6%  (e le femmine, ovviamente, il 51,4%), i coniugati il 29%, celibi e nubili il 60,3%. Poi oltre ai religiosi c’erano vedove e vedovi.

Cifre tratte dall’esame dei documenti delle parrocchie e riportate in un libro scritto a quattro mani da Adolfo Puxeddu (il quale smessi gli abiti di cattedratico della facoltà di medicina, ha indossato quelli dello storico) e da sua moglie Marianne Gackenholz, docente di lingua e letteratura tedesca prima all’università di Macerata, poi a quella di Perugia.
Il libro, in verità, ha come principale oggetto di studio la figura di Madre Maria Eletta di Gesù,  al secolo Caterina Tramazzoli, di cui è in corso il processo di Canonizzazione, e la di lei famiglia. Per l’appunto il titolo del libro–saggio di Adolfo e Marianne Puxeddu è “I Tramazzoli. Una famiglia ternana nel Seicento” (Ali&no editrice, pagg. 97, € 14).

 

Suor Maria Eletta

La famiglia Tramazzoli è già in evidenza, a Terni, nel corso del XVI secolo, quando alcuni suoi membri fanno parte, tra il 1542 ed il 1562, del governo cittadino in qualità di Banderari. Come noto, i Banderari costituivano una delle componenti principali del governo cittadino nel rispetto di una diarchia che vedeva  alla guida di Terni un consiglio di nobili ed un “consiglio minore”  composto appunto dai Banderari. In origine costoro erano gli appartenenti alla milizia armata, ma successivamente divennero una componente politicamente rilevante. A differenza dei Nobili (o Cittadini) i Banderari non potevano accedere alla carica di Priore, e quindi non avevano la possibilità di entrare a far parte del vertice amministrativo cittadino. Ma si trattava, pur sempre di una “categoria” che aveva un forte peso.
Famiglia quindi in vista già nel 1500 quella dei Tramazzoli. Nel secolo successivo, il 1600 – però –  la figura di spicco è un prete, don Angelo Tramazzoli, parroco di San Giovannino e Canonico della cattedrale. Ormai i Tramazzoli, mutati i tempi, non hanno più niente a che fare con la vecchia diarchia ma hanno un ruolo in seno alla Chiesa ed all’amministrazione pontificia della città. Don Angelo riveste il ruolo importante di canonico della cattedrale, ma anche due suoi fratelli sono sacerdoti.
Il Canonico Tramazzoli svolge un ruolo notevole nel momento in cui a Terni si verifica il più importante evento del secolo, tra quelli collegati all’esercizio della religione: il ritrovamento del corpo di San Valentino, il santo protettore di Terni, la realizzazione della basilica a lui dedicata, la grande manifestazione popolare e religiosa del trasferimento delle reliquie dalla Cattedrale alla basilica stessa.
Non solo: don Angelo ebbe un ruolo tra i principali nell’affidamento della custodia delle reliquie di San Valentino ai Padri Carmelitani Scalzi.
La vicinanza all’Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo da parte del Canonico Tramazzoli trova conferma nelle sue disposizioni testamentarie le quali indicano quali eredi universali le monache del Carmelo di Terni. D’altra parte il cui convento che le ospita è stato istituito proprio grazie all’impulso determinante dello stesso don Angelo.
E proprio in quel convento convento entrano e prendono il velo  le sue nipoti Lucia e Caterina.
Nel ricostruire la storia della famiglia e, principalmente, quella di Caterina, Adolfo e Marianne Puxeddu non possono fare a meno di inquadrare il tutto nel periodo storico. Ragion per cui capitoli del libro sono rispettivamente dedicati al quadro politico europeo, e ad una ricostruzione della vita politico–amministrativa di Terni e dell’Umbria.
Non poteva mancare una descrizione della città in cui rientrano le cifre che considerano la situazione demografica né l’immagine urbanistica della Terni del tempo. Una città – sottolineano gli autori – che sorgeva in una vallata densa di vegetazione e di coltivazioni, con la forte presenza della Cascata delle Marmore e del sistema idraulico costituito dal Nera e dai canali; ricca di torri gentilizie “che la rendevano smile a San Gimignano”; con le sue mura e le cinque porte, i sei rioni, i suoi opifici.