San Valentino, gran festa per le reliquie tornate in basilica

protettore di Terni

Faceva caldo e parecchio il 22 luglio 1618. Ma la piazza del Duomo, a Terni, era piena come un uovo. Quel pomeriggio le reliquie di San Valentino tornavano nella “sua” basilica, sul colle, dove secondo la leggenda il santo era stato seppellito dai suoi discepoli dopo la decapitazione. Ci teneva già allora la gente di Terni che le reliquie del santo protettore stessero lì, nella sede che si considerava naturale.
In Duomo, nella chiesa dedicata a Santa Maria Assunta, le reliquie erano state ricoverate nell’attesa che fosse approntata una sede degna. Una folla era assiepata, oltre che in piazza, lungo tutto il tragitto percorso da un’imponente processione. I “cronisti” del tempo parlano di trentamila persone, ma siccome allora Terni aveva non più di cinquemila abitanti, se ne deduce che, pur tenute in debito conto le esagerazioni di certi testimoni, migliaia di persone erano arrivate da fuori città. E tutte perché, appunto, ci tenevano che le spoglie del santo fossero ospitate nella basilica.

Basilica San Valentino, i sotterranei (Arch, Ass. S.Valentino-Borgo Garibaldi)
Basilica San Valentino, i sotterranei (Arch, Ass. S.Valentino-Borgo Garibaldi)

Va prima di tutto ricordato che all’inizio del Seicento San Valentino era patrono di Terni in condominio con Sant’Anastasio e San Procolo. Solo qualche decennio dopo, infatti, il papa Urbano VIII determinò una scelta definitiva decidendo che ogni città doveva avere un solo santo protettore. Terni, non senza polemiche, scelse San Valentino, che era il santo voluto dal popolo in contrapposizione a Sant’Anastasio (San Procolo fu subito “fuori gara”) che era invece il prescelto dalle classi abbienti, Alla fine il Papa, di cui di chiese l’intervento per chiudere la polemica aspra, decise per San Valentino. Tutto questo avveniva, comunque, trent’anni dopo la solenne processione con cui le reliquie tornarono a “casa loro”.
Della sepoltura di San Valentino per secoli nessuno aveva conosciuto l’ubicazione. E non mancava chi avanzava, anzi, l’ipotesi che il santo fosse più che altro un mito. D’altra parte si parlava di lui come primo vescovo di Terni, ma negli ultimi secoli, non c’era chi avesse alimentato e sostenuto la devozione dei fedeli, visto che Terni era rimasta dal 598 al 1218, ossia per più di seicento anni, senza vescovo, poiché la Diocesi era stata soppressa.
Nel 1591, comunque, vescovo di Terni era Giovanni Antonio Onorati. A Terni erano tempi duri quelli per l’autorità ecclesiastica impegnata com’era in un vero e proprio braccio di ferro col potere laico. La Chiesa, in sostanza, aveva bisogno di una vera e propria “azione promozionale” e così, il vescovo Onorati decise di andare alla ricerca delle spoglie di San Valentino. Dovette battersi non poco per ottenere i permessi dal papa Paolo V, anche perché le ricerche andavano compiute nella cripta della basilica di San Valentino, una basilica che era praticamente in rovina, tra l’altro. Ma antiche testimonianze indicavano che proprio lì, sotto l’altare, avesse trovato sepoltura San Valentino.
Le ricerche ebbero esito felice. Si trovò una cassa di piombo, dentro la quale era un sarcofago di pietra grezza. All’interno del sarcofago un’incisione affermava che i resti che v’erano contenuti erano quelli di San Valentino.
Potevano rimanere, le reliquie, in una chiesa diruta? Era necessario che la basilica fosse ricostruita, e così si decise. I lavori cominciarono nel 1606, mentre le spoglie del santo venivano temporaneamente ricoverate nella cattedrale. Nel 1618 quei lavori finalmente si conclusero e i ternani, che non s’erano distratti un attimo durante tutti quegli anni, potettero gioire per il ritorno dell’urna in basilica. Per questo parteciparono in massa. E forse anche per controllare che tutto fosse fatto per benino. Fidarsi è bene ma… non si sa mai!

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