Terni 1392: multe ai negozi aperti di domenica

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La domenica è domenica e non si lavora né si fa commercio. Erano prescrizioni ferme dell’ordinamento religioso che andavano rispettate: la domeniche e in tutti i giorni di festa comandata. Ma evidentemente qualcosa non andava per il verso giusto a Terni, e allora, il 29 maggio del 1392, il Senato cittadino ternano ed il Magistrato (il sindaco di allora) stabilirono regole precise perché i doveri religiosi fossero rispettati.

Prima di tutto sì stabilì con atto formale che le domeniche andavano osservate da tutti, e inmodo più che scrupoloso. Erano vietati i mercati,le fiere di bestiame e di derrate di ogni specie. Vietate anche le contrattazioni commerciali mentre si prescrisse che i “giumenti non si someggiassero, le botteghe e i fondachi si tenessero chiusi, tacesse ogni opera servile”.

Non contenti di ciò, gli amministratori comunali ternani pubblicarono un bando che indicava il modo in cui si dovessero santificare le feste. E quindi nessun maniscalco poteva ferrare animali; le botteghe dovevano restare chiuse per tutto il giorno; non si poteva fare alcun contratto; non si potevano comprare o vendere erbaggi fatta eccezione per i pomodori e l’insalata. I notai non potevano compiere alcun atto; non si doveva importare nella città legna, frasche, foraggio o fieno; cavalli, asini, muli non potevano essere bardati se non per usali come cavalcatura per accedere a “qualche Santuario per far tesoro delle S.Indulgenze”.

Il commissario di polizia, che al tempo era chiamato “Officiale de’ Malefici” era obbligato, se trovava animali bardati a farli condurre in piazza dove le bardature sarebbero state bruciate, a meno che esse non fosseru necessaie a stranieri in transito.

Nei giorni di festa – continuava il bando municipale – sarti, calzolai e simili artigiani non potevano consegnare i lavori compiuti. Era vietato anche irrigare i campi, o lavorare la canapa.

Guardie comunali avrebbero vigilato che le prescrizioni del bando fossero rispettate: per chi non lo faceva c’erano multe pecuniarie “salate”.

L’unico problema, semmai, è che quelle guardie sarebbero state le prime a violare la normativa municipale dovendo ovviamente lavorare proprio nei giorni di festa.

Alfredo Tinazzo, pilota nato a Padova, ma romano di adozione, morì in un terribile incidente a Monza, alla fine di giugno del 1959, in un gara di formula Junior. Aveva 35 anni ed era considerato una promessa dell’automobilismo italiano.