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Terni 1558: nuovo braccio del Canale Cervino e nasce la forma di Cospea

Il canale Cervino andava ingrandito ed esteso per consentire l’innaffiamento di altre terre e colture. Il Consiglio Cittadino di Terni già il 2 gennaio 1558 lo aveva deciso. Il 23 ottobre di quello stesso anno si dette il via all’iter per compiere i lavori, così come a suo tempo era stato fatto per il canale Sersimone.
Certo, c’era una spesa da affrontare ma si calcolò che sarebbe stata coperta con le quote che avrebbero via via versato i nuovi utenti del servizio “facendone equitativo riparto sulle terre che anderebbero a fruire dei vantaggi della nuova irrigazione”.
Nell’avviare la discussione ci si trovo di fronte alla necessità di una scelta ta due soluzioni: costruire un nuovo braccio del canale che si sarebbe allacciato al Cervino all’uscita del canale sotterraneo presso il ponte di Campomicciolo, o prolungare il corso principale: l’esigenza, in ogni modo, era portare acqua al di là di San Valentino, fino al confine col territorio di Collescipoli.
Alla fine si scelse la prima soluzione, scavando un nuovo ramo del canale, che dal ponte di Campomicciolo superava il fosso di San Valentino verso la forma di San Rocco o delle Cesure e poi proseguiva verso l confine col Collescipoli. Nasceva quella che poi è diventata nota come la “forma di Cospea”.
Scelta la soluzione da adottare, nella stessa riunione il consiglio decise anche l’appalto dei lavori e la tariffa daziaria che i nuovi utenti avrebbero dovuto versare al Comune.
Si stabili così che all’appaltatore sarebbero stati corriposti 1130 scudi: egli si impegnava non solo a costruire il nuovo braccio del canale Cervino, ma anche ad assicurarne la manutenzione.
Il dazio da pagare per i nuovi utenti fu stabilito in La tassa a favore del comune sarebbe stata di sei giuli (89 baiocchi) per ogni modiolo (più o meno 1800 metri quadrati) di terreno irrigato. In totale s’era calcolato che sarebbe stato reso irriguo terreno per un 210 modioli, il che avrebbe portato nelle casse comunali più o meno il doppio della spesa affrontata. Ovvio che nessuno avrebbero potuto utilizzare l’acqua della nuova forma senza il permesso, richiesto con domanda scritta, del municipio: se tale norma fosse stata violata la penale sarebbe stata di cento scudi d’oro (ossia 7.500 baiocchi); ogni proprietario doveva concedere il passo per attingere acqua al suo vicino.

Nell'immagine:  Il nuovo braccio del Cervino

 

Fonte: Lodovico Silvestri, “Collezione di memorie storiche tratte dai protocolli delle antiche riformanze della città di Terni dal 1387 al 1816″. Ristampa a cura di Ermanno Ciocca. Terni 1977, Ed. Thyrus.