Terni 1576, ponte di Papigno: pace tra la famiglia Castelli e il Comune dopo vent’anni di liti

Papigno vocabolo Valle Castelli
I mulini a Vocabolo Valle sotto Papigno

Nel 1576 erano passati più di vent’anni, da quando la famiglia Castelli aveva dovuto rinunciare ad un ponte che aveva realizzato, senza alcuna autorizzazione, al di sotto della rupe di Papigno, in vocabolo Valle, a scavalcare il corso del Nera.

Quel ponte, alle attività dei Castelli, era molto utile ma fu demolito per ordine di Paolo IV il quale, essendo il papato in guerra coi napoletani, riteneva che quell’attraversamento potesse favorire il passaggio degli armati nemici dall’Abruzzo nella direzione di Terni.

Nel febbraio del 1556, dopo una sollecitazione  di don Antonio Carafa marchese di Montebello e nipote di Paolo IV che in una lettera inviata al Governatore di Terni lamentava che non fosse ancora stata data esecuzione agli ordini del Governo Pontificio e ordinava l’immediata demolizione del ponte di Valle. Ordine che fu eseguito con una malcelata soddisfazione da parte del Comune di Terni che era in lite con la famiglia Castelli.

Era accaduto infatti che alla fine del 1555 il Municipio aveva acquistato da privati il Mulino da grano e olio di Galleto ed aveva stabilito di potenziarne la stuttura con due nuove mole da grano che andavano ad aggiungersi a quella già esistente e alla mola di olio. Una decisione cui si teneva così tanto che fu messa subito in atto costituendo una commissione la quale si occupasse della faccenda, composta da Scipione Riccardi, Curzio Cittadini, Muzio Simonetta e dai banderari Francesco Porcio, Giulio di Piersante, Rosso Andreocci, cui furono conferiti pieni poteri di decisione e nessun limite di spesa..

I fratelli Giulio e Marcantonio Castelli fecero immediatamente opposizione all’ampliamento di attività del mulino di Galleto. D’altra parte Giulio Castelli era proprietario, in zona, di un proprio mulino da olio e grano. Passò alle vie di fatto inviando al Municipio un Monitorio  di enunciazione di nuova opera, affermando cioè che la decisione del Comune avrebbe comportato un danno alla sua attività e perciò apriva un contenzioso legale.

La reazione del Comune fu immediata: il consiglio indignato ordinò che si chiamassero in giudizio sia Giulio che Marcantonio aggiungendo alla ordinanza di demolizione del ponte di Valle anche l’accusa di abuso delle acque del Cervino. I rapporti s’inasprivano, quindi, col Municipio che accusava “Marcantonio di Castello [che] piglia l’acqua per il suo mulino d’olio a Papigno per la forma de li Consorti e per la formella” mentre la concessione a suo tempo rilasciata al padre Agabito Castelli riguardava solo la la forma Consorti.

Giulio non si arrese: e continuò a darsi da fare per ricostruire il ponte, seppur inutilmente a causa della fermezza del Consiglio cittadino, fino a quando il 12 maggio 1576 – vent’anni dopo che tutto era cominciato – Giulio Castelli avanzò l’ennesima petizione al Comune “implorando” il permesso di ricostruire il Ponte di Valle. Spiegava che esso gli era di grande vantaggio dopo che aveva fabbricato una caprareccia a Marmore in contrada Colle Malta, o Pelosolo, per rimessa di un numeroso armento di capre. Da qui traportava negli oliveti di sua proprietà a Vocabolo Valle il letame, percorrendo la strada che passava per Terni, quando invece valicando il fiume sotto Papigno il percorso sarebbe risultato brevissimo. Per favorire la decisione Giulio Castelli proponeva una soluzione: dalla parte di Papigno avrebbe costruito un braccio di legno a modo di ponte levatoio che sarebbe stato sollevato quando non lo utilizzava, mentre dalla parte di Terni, l’altra metà del ponte sarebbe stato costruito in  muratura ma con una porta da “rinserrarsi solidamente”.

Il consiglio comunale fu magnanimo e accolse la proposta alla condizione che quanto proposto fosse osservato con cura e mantenuto perennemente anche da parte dei successori di Giulio Castelli. Il quale così potette riavere il suo ponte e nel contempo ponendo fine al contenzioso con il Comune.

Fonte: Lodovico Silvestri, “Collezione di memorie storiche tratte dai protocolli delle antiche Riformanze della città di Terni dal 1378 al 1816“- Ristampa a cura di Ermanno Ciocca, Terni 1977, Ed. Thyrus