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Terni 1912, “Il professore è un sovversivo: a un comizio si è fatto presentare dal bidello”

Romeo Gallenga Stuart

All’onorevole Romeo Gallenga Stuart, deputato liberale eletto al collegio di Perugia, quel professore socialista ternano che scriveva articoli su un giornale come la Turbina ed era corrispondente dell’Avanti! non era simpatico per niente. Anzi cercò in tutti i modi di ridurlo al silenzio fino a presentare un’interrogazione parlamentare “per conoscere il giudizio del ministro dell’istruzione intorno alla sua condotta”. Era il 27 marzo 1912. Quell’articolo, pubblicato pochi giorni prima sul foglio La Turbina, all’onorevole Gallenga non era affatto piaciuto. Anzi, nella sua interrogazione lo definiva “un articolo di stolida offesa al patriottismo italiano durante la guerra”. Si parlava della guerra di Libia La guerra cui si faceva riferimento era quella di Libia. “Nell’articolo – aggiunse l’interrogante – il professor Colasanti sosteneva che l’attentato ai sovrani è stato una conseguenza della guerra ”ragion per cui – aggiunse – “quel che mi auguro à che il governo sappia prendere i necessari provvedimenti”. Il riferimento era all’episodio verificatosi a Roma la mattina del 14 marzo 1912: un uomo sparò due colpi di pistola contro la carrozza si cui si trovavano il re Vittorio Emanuele III e la regina i quali stavano recandosi al Pantheon per una messa di suffragio di Umberto I. I colpi ferirono un corazziere di scorta e un cavallo. L’attentatore, un personaggio “strano” era stato subito bloccato.

Sovversivo

Giovanni Colasanti (1882) dopo la laurea fu insegnante di storia e geografia all’Istituto tecnico di Terni, di cui fu anche vicepreside. Aderì giovanissimo al socialismo, su posizioni riformiste. Studioso e di buona cultura, costituiva la figura intellettuale del socialismo ternano ed esercitava un forte ascendente sui compagni di partito. Fu redattore de La Turbina e corrispondente dell’Avanti!. Consigliere comunale a Terni eletto nel 1914 dopo che alle Politiche del 1913 era stato battuto da Ciuffelli nel collegio di Todi.

Giovanni Colasanti era stato nominato da poco insegnante di storia all’Istituto Tecnico di Terni “in seguito a due ispezioni favorevoli”, riferì nella risposta all’interrogazione il sottosegretario per l’Istruzione Antonio Vicini il quale così descrisse Colasanti: “Egli è un attivo e combattivo socialista e fu in seguito a vivaci polemiche dei giornali locali che il Ministero ordinò un’inchiesta” la quale permise di accertare che “il professore è un buon insegnate, ma non tiene disciplina: è sereno, indipendente e non fa nella scuola alcuna propaganda politica”. Non solo, L’inchiesta ministeriale – chiaramente dovuta ad insistenze che da qualche parte provenivano – “escluse pure che le manifestazioni del suo pensiero fuori della scuola possano scemare l’autorità e la fiducia nell’opera sua di insegnante”.

Il sottosegretario Antonio Vicini

Tutto a posto, allora? Beh, ci fu un “tuttavia”. “Tuttavia – aggiunse l’onorevole Vicini – fu riconosciuto che certe espressioni della sue idee sono forse eccessivamente vivaci, data la sua funzione di insegnante e dato specialmente l’ambiente di Terni dove i dissensi politici sono molto accesi”. Fu un rilievo che il Ministero aveva posto al professor Colasanti “ma anche sotto questo punto di vista nulla si ravvisò che potesse dar luogo a procedimento disciplinare – aggiunse il sottosegretario – anche perché il professore escluse di aver pronunciato certe parole sconvenienti che gli vennero attribuite”.

Ij quanto all’articolo sulla Turbina il sottosegretario riferì che non aveva potuto procurarsi una copia del giornale, “ma se l’interrogante me ne fornirà vedrò se e quali provvedimenti sia il caso di prendere”.

Il rappresentante del governo, nel concludere la risposta all’onorevole Gallenga specificò che comunque “il ministero, ampiamente rispettoso della libertà d’opinione, è alieno da qualsiasi prevenzione” anche se ovviamente lo stesso ministero “intende che la scuola non fallisca al suo alto ufficio educativo, patriottico e civile”.

“Nessuno vuole persecuzioni e limitazione della libertà di pensiero e di parola degli insegnanti”, replico l’onorevole Gallenga ma secondo lui il professor Colasanti non sempre aveva rispettato la regola di non potersi valere “del prestigio che loro proviene dall’ufficio che adempiono per fare propaganda di idee sovversive”. Invece Colasanti aveva “sforato”. Riferì Gallenga che – addirittura – in un comizio “si fece presentare al pubblico dal suo bidello”, cosa evidentemente disdicevole se non sovversiva per lo stesso Gallenga. E inoltre in una occasione durante un veglione a Terni “scese a vie di fatto”.

“Che c’è di tanto strano” replicarono alcuni onorevoli della sinistra “succede spesso anche alla Camera”.