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Terni 1913, disordini dopo la scampagnata dei lavoratori a Borgo Garibaldi

La scampagnata dei lavoratori del giorno 10 novembre, a Terni era diventata tradizionale. S’era cominciato qualche anno prima, quando furono vietati festeggiamenti, cortei, celebrazioni e manifestazioni politiche per la ricorrenza del Primo Maggio: i lavoratori si riunivano in qualche luogo appena fuori città per passare una giornata dedicata alla fratellanza e alla politica.
Quel 10 novembre del 1913 erano – secondo il giornale socialista L’Avanti! Che probabilmente largheggiò un poco – cinquemila i partecipanti al corteo che aveva come metà il Borgo Garibaldi. In testa tre bande musicali, quelle di Borgo Bovio, di Papigno e di Collescipoli. E poi uno sventolio di bandiere rosse: quelle della sezione socialista di Terni, del Circolo Giovanile, delle sezioni di San Gemini, Collescipoli e Lugnano. Ad aprire il corteo non erano gli operai, ma duecento contadini provenienti da tutto il circondario. “A Borgo Garibaldi – scrisse L’Avanti! in una corrispondenza da Terni – oltre il consueto bivacco si sono tenuti discorsi di propaganda”. Oratore ufficiale l’avvocato [Angelo] Baldassarri giunto da Roma, “tra tanti altri, acclamatissimo, ha parlato il nostro caro [Pietro] Farini”

Alle quattro del pomeriggio arrivò la pioggia e la “scampagnata” si concluse in anticipo, conclusione con un lungo corteo che si diresse verso la città. “Il ritorno – ancora l’Avanti! – si è effettuato calmo e giocondo come per l’andata; se non ché alla Barriera di Porta Romana  (Foto) alcuni cordoni di guardie, carabinieri e picchetti di soldati erano stati disposti con ordini tassativi di non lasciar proseguire in città la folla in corteo”.
“Ma ci voleva la testa della nostra autorità – proseguiva il giornale dei socialisti – per pretendere che oltre cinquemila persone che giungevano in colonna avessero in un dato punto da effettuare il passaggio uno per uno alla spicciolata”. In effetti la questione si presentava complicata, anche perché al corteo prendevano parte anche le famiglie dei lavoratori e quindi c’erano molti bambini. Ovviamente fu forzato il blocco , con conseguente “baruffa”. Prosegue il racconto dell’Avanti!: “Un centinaio di persone, guardie, soldati e carabinieri sono ruzzolati per terra, l’asta della bandiera della Lega contadini di Lugnano è rimasta spezzata, un brandello di un’altra è rimasto fra le mani dei carabinieri, ma il colosso, il numero di testa di oltre mille persone, è passato”.
Ormai era fatta: il corteo si inoltrò nel centro cittadino infilandosi lungo vis Roma e giungendo fin davanti la palazzina della “Terni”, in corso Tacito, lanciando fischi di protesta contro il direttore Amilcare Spadoni. Un guardiano delle acciaierie, Salvatore Bedfani, “Che stazionava in pose gladiatorie e minacciose di fronte al portone di ferro che mette nel giardino del palazzo ha estratto una rivoltella ed ha sparato alcuni colpi all’indirizzo della folla, la quale infuriata ha ripetutamente percosso il facinoroso guardiano per quanto lì per l’ fosse stato difeso dai carabinieri”.
Insomma, lo mandarono all’ospedale “e ne avrà per parecchi giorni”, commentava il corrispondente dell’Avanti! annunciando anche che alcuni lavoratori erano stati arrestati.
Diversa, in parte, la cronaca dei fatti da parte del Corriere della Sera che imputava i disordini a strascichi polemici delle elezioni politiche che si erano tenute alla fine di ottobre, che avevano visto riconfermato vincitore Francesco Faustini. “Sfondati i cordoni – scriveva il Corriere della Sera – i lavoratori che avevano partecipato ad un’ottobrata erano andati a protestare sotto le finestre del direttore della Terni Spadoni il quale aveva sostenuto la candidatura Faustini che aveva largamente battuto con 7866 voti il candidato socialista Pietro Farini (2722 voti)