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La mini chiesa di Villa Spadoni

La storia da riscoprire

 

Spadoni
Villa Spadoni

Nella zona di Terni che comprende Borgo Trevi e San Carlo, all’estrema propaggine della città se si va verso Spoleto, quella era la chiesa. L’unica. Lo è stata fino a trent’anni fa e c’è chi ricorda di aver fatto lì la prima comunione. Piccola, al punto che una ventina di persone ci stanno stipate e rischiano di prendersi un ceffone quando il prete officiante allarga le braccia nei passaggi in cui è previsto dalla liturgia della messa, tanto gli sono vicini. L’ingresso è una porticina che dà sulla strada, la vecchia Flaminia, che la sfiora. Non a caso restano visibili le strisce bianche e nere che l’Anas pitturava sui muri pericolosamente vicini alla strada. Chi è alto più di un metro e settanta deve abbassare la testa, per entrare, e nello steso tempo fare attenzione allo scalino da scendere.

E’ la cappelletta privata di Villa Spadoni, adiacente a quella che oggi appare come una cascina ben tenuta, non più destinata all’uso. Un fabbricato carico di storia, che sta lì almeno da diciassette secoli, se – come pare –  è quella stazione di posta detta delle “Tre Taverne”, citata nel diario di un pellegrino che, da Bordeaux, andava a Roma. L’anno era il 334, Il pellegrino, racconta, pernottò nello “spitale” che faceva un tutt’uno con le taverne che si trovavano adiacenti alla Flaminia, il diverticolo orientale, che per secoli fu il più importante collegamento tra Roma e l’Europa centrale.
Interamna aveva fine, in epoca Romana, nella zona che oggi è più o meno piazza Corona. La stazione di posta era perciò in campagna, in un punto strategico in cui si incrociavano la Flaminia e la strada, preesistente ad essa, che attraversata la Valserra si congiungeva, sopra i Monti Martani, con la Via delle Pecore, il collegamento viario tra Spoleto, il tuderte e Perugia. Un crocevia strategico, tanto e vero che la stazione di posta fu “militarizzata” (c’è ancora, ad un angolo, una garitta pensile, struttura tipica di una masseria fortificata).
Struttura “turistica”, poi militare ma sempre di una masseria si trattava, e con un consistente appezzamento di terreno. Residenza di campagna lo divenne solo nel 1630, quando Cosimo Mannucci, vescovo di Terni, l’acquistò. Vi abitò per poco tempo, dato che nel 1635 morì. Da allora i proprietari si sono succeduti fino a quando, alla fine del XIX secolo, fu comprata da Cesare Spadoni.
Spadoni era un costruttore edile che aveva fatto fortuna con l’industrializzazione di Terni, realizzando parte delle acciaierie, ma anche palazzine di prestigio a Terni (dalla Palazzina Alterocca, alla Foresteria della Saffat) e fabbricati che oggi fanno parte della storia della città come il “Palazzone” di viale Brin. Un’attività che determinò il rapporto costante con Cesare Bazzani al quale fu affidato l’ammodernamento della Villa. Un intervento “pilotato” in base alle esigenze dei proprietari. E’ così che la facciata, per forza di cose già non eccelsa, è stata mortificata da un ballatoio: gli Spadoni volevano aver diretto accesso dall’abitazione alla cappella privata. Il ballatoio si collegava in alto ad un’abside aggiunta alla cappelletta: scendendo la scala a chiocciola costruita al suo interno lo scopo era raggiunto.
All’esterno della villa fu realizzato un giardino con fiorire di palme (ne resta una porzione) mentre all’interno, ad un piano terra che è la classica cantina di campagna, si aggiungono due piani residenziali, il primo dei quali, di stampo classicamente umbertino, è arricchito da pareti dipinte a grottesche. I soffitti sono opera di Antonino Calcagnadoro, artista molto attivo a Rieti e Terni nei primi decenni del ‘Novecento, e assiduo collaboratore di Cesare Bazzani.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Una risposta a “La mini chiesa di Villa Spadoni”

  1. Desidererei avere qualche informazione su come è stata ottenuta l’informazione che Cesare Bazzani abbia restaurato la villa. Mi interessa per via delle ricerche che sto conducendo da anni sulla figura dell’architetto. Grazie

I commenti sono chiusi.