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I “piombi” di Giorgio Rapaccini

Perché il piombo? Ma perché il piombo è Saturno. Non il dio dell’età pagana. Si parla d’altro. Si va un po’ più vicino se si pensa al pianeta, alla sua orbita intorno al Sole. Ma, per capire, c’è da fare ancora un grande passo: perché il Saturno di cui parla Giorgio Rapaccini che è l’autore dei “Piombi” in mostra a Terni (Galleria Forzani, via Mazzini fino al 1. ottobre 2016)è qualcosa di diverso e di più; l’antico Saturno, specifica Rapaccini. Ossia un’entità che riempiva (o riempie?)quello spazio delimitato dall’orbita del pianeta con gli anelli. Entità spirituale, non materiale. Ragionando a palmi, e tanto per porre un riferimento, una sorta di “motore immobile” d’Artistotelica memoria. Da lì infatti è nato tutto ciò che esiste e che costituisce , in una parola, il cosmo. Il piombo, l’antico Saturno, motore di tutto. Più prosaicamente un metallo che proverbialmente è pesante, ma diventa spiritualità e quindi acquista un’estrema leggerezza, nel caso di Rapaccini, per il quale diventa la molla che risveglia una voglia ed una necessità interiore e intima di esprimersi, di comunicare.
“C’era un pezzo di piombo che stava lì, per terra, dietro casa mia. Forse da anni. M’incuriosiva. Un giorno l’ho stretto tra le mani e l’ho sentito muoversi, piegarsi alla pressione delle dita, modellarsi”. Nasceva il primo dei “Piombi” di Rapaccini, tranci di metallo modellati così come le dita scelgono di fare. Canne d’organo, sembrano spesso (è il titolo di una delle opere esposte); oppure un tessuto con pieghe e “acciaffature”. Con una caratteristica costante e, questa sì, voluta: ogni “pezzo di piombo” segnala l’aspirazione a spingersi in alto: “Dalla materialità terrena verso la spiritualità”, spiega Rapaccini.
Dal peso della materia alla leggerezza dell’essere.

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