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1649: ritrovate le reliquie di Agape, vergine e martire ternana

Nella torre che era stata chiesa a lei dedicata. Esposte in cattedrale

Agape
Sant’Agape

Ormai è da qualche anno che sta lì, imbragata con sbarre di ferro. Dapprima le avevano messo intorno alcune fioriere ma ben preste sopno state sostituite con una rete metallica protettiva che ha avuto l’effetto di trasformarla in un ricettacolo di immondizia. E’ la torre medievale di Sant’Agape, al limitare di una piazza che a Terni si estende tra il prospetto posteriore del teatro Verdi e il palazzo Carrara, e che si chiama Largo Sant’Agape.

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La torre-chiesa di Sant’Agape nel XVII secolo

E’ di proprietà privata,quella torre, e se il privato non interviene sembra che non si possa trovare il modo di recuperare un pezzo di storia cittadina che minaccia da tempo di crollare.

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La torre era la chiesa di Sant’Agape, “una chiesa piccolissima, capace di pochissime persone”, scrisse Paolano Manassei. Il quale informa che “essa era di patronato della famiglia Carrara” ed era annessa al Palazzo, che nel 1878, quando  redigeva le sue note alla “Storia di Terni” di Francesco Angeloni, era sede della Regia Prefettura. All’intero, “Vi è un quadro rappresentante la santa – riferiva Manassei – in ginocchioni in atto di orazione e contemplazione”. In alto, sopra la cappella, una scritta in latino ricordava che “il cuore di Sant’Agape sta in cattedrale, il capo a Roma, il corpo alla Rocca: un sol luogo non è capace di contenere tante ricchezze”.

Una chiesetta a volta, che sulla parete di destra mostrava l’arma del cardinale Angelo Rapaccioli, vescovo di Terni. C’era – riferisce Manassei – anche una scritta (ovviamente in latino( con cui si spiegava che nella torre “che  pare fosse una volta inerente al tempio di Sant’Agape, furono ritrovate ossa, ceneri e sangue che in modo meraviglioso tramandavano soavissimo odore” e, come “certificava” lo stesso cardinal Rapaccioli, si potette constatare che si trattava delle reliquie della santa che da molto tempo erano conservate in quel tempio.

agape Il cardinale Rapaccioli era nato a Collescipoli
Il cardinale Angelo Rapaccioli,
vescovo di Terni

Il 31 agosto 1649, dopo aver chiesto il parere di nove teologi, il vescovo Rapaccioli decretò che le reliquie fossero poste alla venerazione del popolo ternano. Per cui furono trasferite, in pompa magna, nella chiesa cattedrale di Terni ove rimasero esposte dal 5 all’8 settembre di quell’anno. Agape, “nobilissima vergine ternana – scrisse l’Angeloni –  …fiorì in tempo che  il santo vescovo Valentino” si compiacque non poco delle virtù di Agape. La quale si ritirò insieme ad altre vergini ternane “a menar vita monastica”.  Un ritiro fatto di “orazioni, digiuni, astinenze e mortificazioni della carne e dello spirito”.

Gli stessi “perfidi idolatri” che martirizzarono Valentino, si accanirono dopo poco tempo anche su Agape che fu decapitata come il suo maestro. Il suo corpo – testimonia Angeloni – “fu dai fedeli seppellito in luogo pur oggi (Angeloni scrisse la sua Storia di Terni nella prima metà del 1600), detto Infra Turres, ed erettole poscia un tempio, né pur di questo le vestigia ora si vedono per le sovversioni di guerre, d’incendi e di altri mali, in quella Città incontrati”.