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Passavanti e Signora, un amore nato a Fiume tra i legionari di D’Annunzio

Elia Rossi Passavanti diventò deputato di Terni nel 1924, dopo che, l’anno prima, Vittorio Emanuele III lo aveva insignito del titolo nobiliare di conte, regalandogli la tenuta delle Grazie: la chiesa, il parco, un grande casale di campagna, e concedendogli, in sovrappiù,   di “arricchire” la propria carta d’identità. Fino ad allora nei registri dell’anagrafe egli era stato soltanto un anonimo signor Rossi. O almeno così doveva vederla lui che, considerati gli eroici trascorsi sui campi di battaglia, ambiva a ben altro e magari altisonante nome che non Elia Rossi, figlio di Ruggero, uno scrivano, e di Virginia Passavanti, originaria di Marsciano.

Proprio il cognome della madre, il colonnello, aggiunse al suo. E già gli bastava per essere all’altezza della moglie, la marchesa Margherita Incisa di Camerana, che il giovane Elia conobbe proprio a Fiume. Lavoravano insieme alla sezione propaganda della “Disperata”, cui la crocerossina Margherita Incisa di Camerana era approdata diventando l’unica donna col grado di ufficiale della truppa dei fedelissimi del “vate” Gabriele D’Annunzio. Fu, manco a dirlo, una passione travolgente quella che nacque tra i due, uniti, oltretutto, dagli stessi ideali, dallo stesso fanatismo. Non a caso facevano parte della guardia personale di D’Annunzio, la ”Disperata” _ appunto _ che era stata fondata da Guido Keller e che fu considerata la più scatenbata compagnia di legionari. D’altra parte il suo fondatore era un personaggio a dir poco stravagante: l’aviatore Keller praticava in nudismo, volando col suo aereo su Roma buttò un vaso da notte su Montecitorio, aveva elborato un piano per rapire Giovanni Giolitti, il presidente del consiglio. Ed i suoi legionari erano tutti giovanissimi che non etenevano conto di regole ed orari, marciuavano in calzoni corti ed a torso nudo cantando, si mantenevano in esercizio nuoutandop, vogando e lancindo bombe a mano. Tutti, compresa _ forse con l’ecceziione della marcia a torso nudo _ Margherita, che era sicuramente tutt’altro che la femminuccia dimessa, timorata, o che passava il tempo nella lettura o lavorando d’uncinetto.

«A Fiume, durante il governo di Gabriele D’Annunzio si viveva all’insegna della trasgressione, del motto “Me ne frego”, della libertà individuale e del libero amore e della ricerca di nuovi modi di fare politica, l’utopia, anche se per breve tempo, divenne realtà. Lotta continua contro il mondo intero. Ma anche festa continua: fra settembre 1919 e dicembre 1920 marce, parate, cortei e celebrazioni finivano immancabilmente in baldoria sfrenata».

Ma Margherita fu donna devota e profondamente innamorata del suo eroe Elia Rossi, un piccolo borghese, in quanto ad estrazione sociale, ma uomo in carriera, intimo amico del “vate” che _ essendo egli “Frate Gabriel” _ lo aveva rinominato ponendolo alla sua stessa altezza, “frate Elia dell’ordine della prodezza trascendente”.


Vedi anche: L’addio di Terni a Elia Rossi Passavanti__>

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