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Terni 1745: a teatro sì, ma per chi chiede il “bis” è pronta la frusta

Il teatro Goldoni, in piazza San Francesco

 Quasi a malincuore.ma visto che “per benigna permissione della Sagra Consulta” si doveva dare alla città “un’onesto (scritto così, con l’apostrofo) divertimento colla recita dell’Opera in musica” anche a Terni si concesse il permesso di rappresentare spettacoli d’opera in musica e commedie. Però tutto doveva “succedere nelle lodevoli e dovute forme, perché, quanto si permette per pura ricreazione dell’animo, non abbia a trascendere in sconcerto, disordini e scandali”. Così il vice gerente del Palazzo Apostolico di Terni, Giuseppe Bruni, il 4 ottobre 1745 emise un editto in cui si fissavano una serie di regole ferree come lasciava ben capire l’avvertimento: tutto ciò “ordiniamo & espressamente commandiamo”.

Intanto l’opera, o la commedia, doveva cominciare in un orario compreso tra un’ora e due ore dopo ch’era scesa la notte e se si sforava multa: 25 scudi a carico degli organizzatori che se la sarebbero passata ancor peggio, comunque, in caso di disordini. Se non fossero riusciti a imporre la calma e l’ordine per loro c’erano “pene gravi anche corporali”.

La frusta, comunque era pronta per tutti coloro che avessero infranto una delle regole. Pene corporali erano previste anche per chi fosse entrato a teatro portando un’arma o partecipasse ad una rissa. Decisamente troppo, forse, minacciare frustate per chi ardisse “far strepito, rumore o fischiate”o “disturbare i comici o pretendere di forzarli alla replica”: manco un bis si poteva chiedere. Chi entrava a teatro doveva rivolgersi alla maschera e dopo essere stato accompagnato al suo posto non doveva muoversi per nessuna ragione. Men che mai dovevano provarsi ad entrare a teatro o stare nelle vicinanzer “Le donne meretrici o di cattva fama sotto pena della frusta” per loro e per chi eventualmente le accompagnasse.

Un capitolo a parte era dedicato ai cocchieri che accompagnati “i loro Padroni” a teatro (che era il Goldoni)  dovevano “amdarvi dalla parte di San Nicolaro, entrando da essa parte nella strada avanti al Teatro e smontati che quelli ne saranno debbano …proseguire verso la piazza di Santa Caterina”. Li aspettare he, finita l’opera, fossero “fati chaimare per condurre le acrrozze alla porta del Teatro”. Ovviamente senza far corerre i cavalli, rispettando il proprio turno, ad un’andatura particolarmente modertata. Perché nessuno osasse disubbidire c’era l’ordine di controllare e per ottenere la ounizione bastava la paroa “dell’Offiziale della Milizia” di uno dei soldati di gurdia, o “de’ Birri”.

Dulcis un fundo si ordinava che “niuno sotto qualsivoglia causa, o pretesto, ardisca introdurre in detto Teatro fuoco, eziandio in cassette da piedi, scaldamani , o in qualsiasi altro modo”.

La frusta era “calda” per tutti in sostanza. Poi dice che uno pensa che andare a teatro sia un sofferenza.

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