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Terni 1906, operaio muore carbonizzato nell’acciaio fuso: in cinquemila ai funerali

Erano le 9 e mezzo del 23 gennaio 1906. Alle acciaierie di Terni, reparto fonderia, avevano appena eseguito una colata. La siviera si mosse piegandosi all’indietro e riversando sul pavimento dell’officina quintali di acciaio fuso, vicino ad uno degli operai addetti all’operazione. L’Attrezzista Flavio Melchiorri, di cinquant’anni fu inghiottito dalla massa liquida e incandescente che lo carbonizzò in pochi istanti. Due altri operai che si trovavano ad alcuni metri di distanza rimasero feriti.

Lo stabilimento fu chiuso per lutto, fu ufficialmente comunicato dalla direzione dello stabilimento. Anche perché, non appena venuti a conoscenza dell’accaduto tutti gli operai abbandonarono la fabbrica. La Camera del Lavoro espose la bandiera abbrunata e per il pomeriggio alle 16 convocò un comizio “per commemorare la vittima del lavoro, Flavio Melchiorre e per protestare contro la colpevole imprevidenza del capitalismo – riferiva in una corrispondenza da Terni datata 24 gennaio l’Avanti! – cui hanno partecipato un numero grandissimo d lavoratori”, tanto che la “vasta sala della palestra Garibaldi contenente circa duemila persone era letteralmente gremita. Parlarono applauditi Fusacchia, Monicelli e Romagnoli”.

L’Avanti! riferiva anche che mentre la “Terni” veniva esclusa da ogni responsabilità, le colpe furono addossate all’operaio manovratore, Emilio Arca, il quale fu arrestato. “Se ciò fosse vero sarebbe davvero enorme – commentava il giornale socialista – … Anche senza entrare nei dettagli basta osservare che mentre in tutte le altre officine della Terni gli attrezzisti lavorano in luoghi appartati e lontani da ogni pericolo, il povero Melchiorri, attrezzista della fonderia, era costretto a lavorare presso la linea ove scorre il carro trasportante la siviera carica di acciaio in fusione, avendo la forgia a distanza di un metro dal binario”.

I funerali di Melchiorri furono celebrati due giorni dopo, il 25 gennaio. “Abbandonando il lavoro vi parteciparono non solo gli operai della Terni, ma anche quelli della Fabbrica d’Armi, della Bosco, dello Jutificio, del Lanificio, del Calzificio in una manifestazione “di cordoglio e di protesta ad un tempo contro l’imprevidenza capitalista” riferiva la cronaca dell’Avanti!, “Partecipò anche la cittadinanza e il consiglio comunale al completo dopo aver sospeso la seduta in corso quel giorno in segno di lutto. Un corteo – continua la cronaca – di cinquemila persone: mentre esso si avviava verso il centro cittadino “a poca distanza il cannone tuonava: all’Acciaieria si provavano le corazze, Poco dopo si ode il fischio della sirena che chiama gli operai al lavoro… Ecco di cosa è capace la Terni dei succhioni! Vergogna!”,

Al cimitero presero la parola il rappresentante del partito Repubblicano (cui Melchiorri apparteneva) Vannuzzi; Monicelli per la Camera del Lavoro, l’avv. Rossetti per il Comune e Giammari per la Società di Soccorso,