1741, il Capitolo del Duomo impegna i vasi d’argento

Capitolo del duomo di Terni

Il Capitolo della cattedrale di Terni era ridotto proprio male dal punto di vista finanziario. E’ che si era “mangiato” tutto per costruire il campanile. S’era dovuto impegnare praticamente tutti i vasi d’argento al Sacro Monte della Pietà ricavandone 500 scudi.
Quel campanile, d‘altra parte, bello era bello, ma in quanto a denari necessari si era rivelato più che altro un pozzo senza fondo: tremila scudi li aveva improntati di suo il Sacro Monte di Pietà, ma finirono. Allora intervenne il Vescovo, Teodoro Pongelli, che ne aveva aggiunti trecento di tasca propria. Ma ne servirono ancora di più. E così il Capitolo dovette impegnare tutti gli argenti, valutati in 500 scudi, per il riscatto, ma per i quali il Monte versò esattamente il doppio, mettendoci altri 500 scudi, sennò il campanile sarebbe restato incompiuto.

Quattro anni dopo, il Capitolo della Cattedrale non aveva praticamente alcun vaso d’argento e non aveva nemmeno i soldi necessari per riscattare quelli che a suo tempo (alla fine di dicembre del 1741) aveva conferito al banco dei pegni.
“Così ne discapita il decoro della chiesa, per non parlare della decenza delle funzioni religiose. Ne va anche dell’onore della città”, scrissero dal Duomo al Senato cittadino di Terni.
E così il 4 dicembre 1475 si decise di far sì che i calici impegnati venissero restituiti almeno per il Natale la messa sarebbe stata “consona”. E i cinquecento scudi? Non vennero certo abbonati: fu concesso al capitolo di rimborsarli in “comode rate” da 30 scudi l’una. Non si sa se mensili, o semestrali.

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