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Il Marchese di Narni: “La fonte dell’Amandola è mia”: il Comune di Terni gli fa causa

Il marchese Nicolò Sacripanti, di Narni, sosteneva che la fontana dell’Amandola (oggi chiamata della Mandorla) a Piedimonte, era di sua proprietà. Il ragionamento era che, essendo lui proprietario di un pezzo di terra che confinava con la “montagna Comunicativa”. ma si trovava  più in basso rispetto alla fonte, e vicino alla strada “detta Traversa”.
Il municipio ternano, però, era di altra idea, ed affermava che la fontana era pubblica, in quanto aveva origine dai monti sovrastanti, e “serve per li vicini tutti tanto per bere che per abbeverare bestiami, lavar panni ed altri usi”. Ma siccome il marchese Sacripanti insisteva, affermando che la fontana era sua fin dal 1683, quando la sua famiglia aveva acquistato quell’appezzamento di terreno dalla famiglia Fabrizi, cui era stato in precedenza venduto da Marcantonio Castelli.
Il Municipio di Terni decise, il 22 novembre del 1777 di andare in causa. Proprio per l’uso che se ne faceva da sempre – insisteva il Comune, la “fontana dell’Amandola… deve essere cura del Publico” e ribadiva che “detto fonte sia sempre publico come è stato in ogni tempo e non mai di privato dominio”.

Fonte: Lodovico Silvestri, “Collezione di 
memorie storiche tratte dai protocolli 
delle antiche riformanze 
della città di Terni dal 1387 al 1816". 
Ristampa a cura di Ermanno Ciocca. Terni 1977, 
Ed. Thyrus.