Terni 1814: se non riscuotono le tasse i consiglieri paghino di tasca loro

Facessero a loro piacimento, i magistrati e i componenti del consiglio municipale di Terni, ma la città doveva versare  una tassa pari a 3.840 scudi. La somma era stata calcolata dalla Congregazione del Buon Governo (pontificio) sulla base di quanto avrebbe potuto fruttare per le casse comunali l’imposizione già decretata dallo stesso governo papale, e relativa ad un aumento del dazio sul grano. Da quella imposizione si sarebbe ottenuta, quindi, quella cifra e quella stessa cifra il consiglio municipale avrebbe dovuto versare, in rate mensili. Se le entrate fossero state minori, i singoli magistrati e consiglieri avrebbero dovuto mettere mano alla borsa e pagare di tasca loro.
Acquisita ufficialmente la comunicazione il 17 dicembre 1814, da parte del consiglio muncipale si fecero allora altri calcoli, rapportando l’aumento del dazio alla cifra che occorreva mettere insieme, e si organizzò tutto per benino per garantirsi la riscossione, affidandola in appalto al miglior offerente il quale doveva comunque a sua volta garantire il versamento mensile delle rate. Il governo centrale chiede i soldi a quello locale, questi all’esattore addetto alla riscossione, e quest’ultimo ovviamente ai produttori di grano.